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Un podere storico

Nella prima metàdel XIV secolo era un possedimento dei nobili Del Pecora di Montepulciano, uno di questi, Bertoldo di Bertoldo, nel 1349 alienò il castello il "castello e il podere di Geta" a Cione dei Salimbeni ed a questi rimase fino al 1419, Rilievo planimetrico di Florenzio Razzi (1764)anno che vide la sconfitta della potente consorteria e la sottomissione della Valdorcia alla Repubblica di Siena che assegnò il Palazzo di Geta all'ospedale di Santa Maria della Scala. L'edificio perse quindi la sua originaria funzione difensiva ed assunse quella di sede poderale ampliandosi con l'aggiunta dei vari annessi necessari alla sua conduzione (il pozzo, il forno, le stalle etc.) Dopo secoli di abbandono, ridotto allo stato di rudere l'attuale proprietà ne ha iniziato il recupero con il restauro già completato di un edificio attorno al corpo centrale.
Nell'immagine a fianco è visibile un rilievo planimetrico del podere di Geta realizzato dall'architetto Florenzio Razzi nel 1764; l'immagine è tratta dal volume "Il paesaggio toscano: l'opera dell'uomo e la nascita di un mito". SILVANA EDITORIALE, 2004.


Approfondimenti

L'importanza dell'area in cui sorge l'agriturismo è testimoniata da varie citazioni all'interno di pubblicazioni di carattere storico-geografico. Di seguito sono riportati i paragrafi del Dizionario Corografico della Toscana, monumentale opera del geografo Emanuele Repetti (1776-1852) riguardanti Palazzo di Geta, e le altre località del territorio comunale di Castiglione d'Orcia.

Una nota sull'autore

Emanuele Repetti (Carrara 1776-Firenze 1852) fu un singolare studioso di geografia, storia e di aspetti naturalistici. Seguiti gli studi di farmacia a Roma si trasferì a Firenze ove ebbe inizio il suo interessamento per ricerche geologiche, archeologiche e storiche. Nel 1820 scrisse i "Cenni sulle Alpi Apuane e i marmi di Carrara". In seguito fu collaboratore del Gabinetto Viesseux e nel 1824 fu eletto socio dell'Accademia dei Georgofili. Nel 1826, insieme a Gino Capponi, padre Inghirami ed altri studiosi, fondò una società toscana per lo studio della geografia statistica e delle scienze naturali. Il nome di Repetti è tuttavia indissolubilmente legato al monumentale "Dizionario storico geografico e fisico della Toscana", sei volumi scritti tra il 1833 ed il 1846. Un'opera di grande erudizione e di fondamentale importanza per qualsiasi ricerca su aspetti storici, geografici, demografici, naturalisitici e fisici riguardanti la Toscana.

GETA (PALAZZO DI)

Nella Val d'Orcia. -Antica grancia dell'ospedale di S. Maria della Scala di Siena nel pop. di S. Eustachio al Castelvecchio, non molto lungi dall'osteria della Scala, nella Comunità Giurisdizione e circa 4 miglia toscane a levante di Castiglion d'Orcia, Diocesi di Pienza, Compartimento di Siena. Trovasi il Palazzo di Geta presso il confluente del torrente Vellora nel fiume Orcia, fra le stazioni postali della Poderina e di Ricorsi. La tenuta di Geta prima della metà del secolo XIV apparteneva alla potente famiglia dei nobili del Pecora da Montepulciano, uno dei quali, Bertoldo di Bertoldo, nel 1349, alienò a Cione de'Salimbeni di Siena il castello e podere di Geta. (ARCH. DEI CONTRATTI DI SIENA) -Vedere CASTELVECCHIO DI VAL D'ORCIA, E CASTIGLION D'ORCIA. Nel 1419 la tenuta del Palazzo di Geta era sempre posseduta dai Salimbeni, tostoché in quell'anno, a di 8 giugno, Angiolino del fu Salimbene Salimbeni e Giovanni di lui figlio venderono a Francesco del fu Gabbriello da Montepulciano cittadino senese fra gli altri terreni la tenuta di Geta con il palazzo e case annesse, posta a confine con il distretto dell'Eremo del Vivo. - (ARCH. DIPL. SEN. Balzano 118).

Castiglione d'Orcia

CASTIGLION D'ORCIA in Val d'Orcia. Castello capoluogo di Comunità e di piviere sotto la potesteria di San Quirico d'Orcia, nella Diocesi di Montalcino, già di Chiusi, Compartimento di Siena.
Risiede l'antico suo castello sulla sommità di un poggio a cavaliere dell'Orcia di fronte ai bagni di Vignone, là dove questo fiume per una profonda gola si fa strada nella valla dell'Ombrone. E' nel grado 29 16' 5'' di longitudine e 43 0' 5'' di latitudine, 4 miglia toscane a ostro di San Quirico d'Orcia, 11 miglia toscane per la via rotabile, e 8 miglia toscane per la traversa, a scirocco-levante di Montalcino, un miglio toscano dal ponte d'Orcia sulla strada Regia romana e 28 miglia toscane a scirocco di Siena.
Fu signoria dei conti Aldobrandeschi di Santa Fiora, uno dei quali, Ildebrandino figlio di Rinaldo, nel 1154, alienò i suoi diritti sopra questo castello alla badia del Monte Amiata. Contuttociò i monaci Amiatini sino dal secolo X, ebbero padronato della pieve di S. Stefano, detto allora in Tutona. In Castiglion d'Orcia dominarono molto tempo gli Aldobrandeschi, che quasi lo facevano da despoti nel 1250, anno in cui i Senesi vennero a campo e tolsero il castello di Castiglione al conte Aldobrandino di Bonifazio, cui fu reso alla pace stata conclusa in quell'anno fra le parti belligeranti. Sennonché nel 1280 Castiglion d'Orcia fatto nido di fuorusciti senesi, fu posto in stato di assedio da un numero di armati della lega Guelfa di Toscana, la quale oste dopo 40 giorni, per un sinistro avvenimento accaduto sotto il castello di Pari, dovette sloggiare di costì (G. VILLANI, e A. DEI, Croniche.)
Più felice riescì l'impresa venti anni dopo, poiché nell'aprile del 1300 l'esercito senese s'impadronì di Castiglion d'Orcia, per cui poco stante i conti Guido e Guglielmo di S. Fiora fecero accordo col Comune di Siena di rinunziare per sempre ad ogni possesso e giurisdizione di questo paese, per fiorini 3000, al dire del Malavolti, o per maggior somma che poi non ebbero, se vuolsi credere al cronista Dei.
Mentre che la Repubblica di Siena acquistava (anno 1303) dai monaci di Montamiata la parte dei diritti suoi e quella che un Aldobrandesco aveva ceduto nel 1154 alla stessa badia, Castiglion d'Orcia, che reggevasi a comune, aveva un anno innanzi (1302, 21 ottobre) comprato per proprio conto dai Tolomei di Siena con lire 900 di piccoli denari senesi la tenuta di Colle lungo presso l'osteria della Scala. (ARCH. DIPL. SENES. e FIOR. Carte di S. Mustiola di Siena)
Nel 1338, essendo nata vertenza fra i terrazzani e i monaci del Vivo per causa di pascoli che questi ultimi avevano nel territorio di Castiglion d'Orcia, fu delegato dal pontefice in giudice l'abate Vallombrosano di S. Trinita di Spineta, il quale pronunziò contro i Castiglionesi sentenza di scomunica.
Nella riforma del governo di Siena i Signori Dodici, volendo riconoscere i servigj resi dai Salimbeni alla patria, con deliberazione dell'anno 1368 diedero loro con titolo di feudo cinque castelli, fra i quali Castiglion d'Orcia, che venne confermato a Cocco di Cione Salimbeni col trattato di pace stipulato nel 1404 fra la Repubblica di Siena e quella di Firenze, di cui il Salimbeni era raccomandato.
Fu probabilmente opera di questo dinasta la costruzione del castello, di cui restano tuttora in piedi gli avanzi della alte mura costruite in pietra riquadrata, dentro al cui recinto si racchiudono tra scoscesi vicoli meschine abitazioni.
Dominò il Salimbeni in Castiglion d'Orcia sino a che, nel 1418, da un drappello di soldati fu assediato con la moglie nel cassero nel frattempo che l'oste entrava nel sottoposto paese, e poco dopo dentro il castello e in quello della Rocca a Tentennano o d'Orcia, incorporando tutti due i distretti al contado della Repubblica con l'onere ai Castiglionesi di presentare un palio del valore di lire 80. (ARCH. DIPL. SENES.)
Dopo il precitato assedio Castiglion d'Orcia non soffrì più altro danno per cagione di guerre, meno il guasto ricevuto dai tedeschi che vi entrarono senza ostacolo nel 1554, quando la Repubblica di Siena tentava di mantenersi libera a fronte delle armate imperiali e dei denari di Cosimo dei Medici, che voleva in ogni maniera assoggettarla al suo scettro. segue...